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Cinema Teatro Nuovo
Viale dei Mille 39 |
17 ottobre 2009 ore 21
Gino Paoli
Storie. Livetour’09
Vittorio Riva batteria
Marco Caudai basso
Carlo Fimiani chitarre
Dario Picone piano e tastiere
e i GnuQuartet (Francesca Rapetti al flauto, Roberto Izzo al violino,
Raffaele Rebaudengo alla viola e Stefano Cabrera al violoncello)
Spettacolo fuori abbonamento
Biglietti:
€ 60 -
55 - 40
Storie ci racconta dodici
storie, tanto visionarie quanto vere. Raccontate a fior di labbra, con uno
stile di canto e di melodia tanto più intenso quanto più refrattario
all’enfasi, su arrangiamenti dove le chitarre prevalgono senza che manchino,
qua e là, un’eco remota di tastiere, un alito di violino o un sospiro di
violoncello. Dunque ecco Il marinaio, fermo sul ponte e traballante a terra,
quasi un’eco dell’albatro di Baudelaire per raccontarci il mare come
vocazione e come casa. E poi alcuni teneri madrigali, sciolti da un ragazzo
di oltre settant’anni a riprova dell’eterna giovinezza del cuore: Il nome,
La chiave, Zanzibar che festeggia non una donna ma la Maremma, a riproporre
l’anima senza tempo d’un artista che non ha mai smesso di parlare
dell’amore.
Ma c’è un Paoli più “narrativo”, in queste Storie di nome e di fatto. Il
Paoli che in La Signora e Mauri dice d’un amico troppo presto portato via
dalla morte, “questa signora che ci segue per tutta la vita ma che sento non
come una persecutrice arcigna, semmai come una presenza benevola”. Il Paoli
che a Il buco affida il ritratto d’una civiltà che ad un aleatorio benessere
ha sacrificato il suo bene più prezioso, la naturalità. O che a Il
pettirosso consegna l’amore inatteso di un vecchio verso una bimba, la
storia di uno stupro in cui lui alla fine muore, e la ragazzina ne ha pietà.
Insomma, Storie è un disco, come nella miglior tradizione paoliana, senza
esclamativi, ricco invece di interrogativi, proposti senza alcuna pretesa di
risolverli: come in L’uomo che vendeva domande, frutto della consapevolezza
che è il dubbio, non la certezza, a determinare la conoscenza, e che i dogmi
servono soltanto ad imporci un’esistenza fabbricata da altri.
Come è nato questo album? “Tempo fa – dice Gino – mi venne da raccontare
d’una donna conosciuta in un locale di Pegli, c’era un buttafuori piccolo e
nero e lei, che illuminava tutto. Così è nata “La falena”, e il resto è
venuto di conseguenza. Raccontare storie mi diverte e mi dà modo di dire
tante cose in più, per mettere meglio a fuoco la mia antica, indomita,
sempreverde anarchia”.
Tutti lo credono genovese, e in un certo senso lo è, Gino Paoli, il
cantautore che ha scritto alcune tra le più belle pagine della musica
italiana dell’ultimo secolo. Ma, di fatto, l'autore di “Senza fine” e di
“Sapore di sale” è nato il 23 settembre del ’34 a Monfalcone.
Nel '60 realizza “La gatta”, un pezzo rigorosamente autobiografico: parlava
della soffitta sul mare dove Gino viveva. Il disco vendette 119 copie, poi
scomparve e infine tornò tramutandosi, inaspettatamente, in un successo da
100 mila copie la settimana.