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Cinema Teatro Nuovo
Viale dei Mille 39 |
18 marzo 2010
Marco Paolini
La macchina del capo
musiche originali composte ed eseguite da
Lorenzo Monguzzi
produzione JOLEFILM
Biglietti: € 30 -
28 - 25
LA MACCHINA DEL CAPO prende vita dagli Album, i racconti teatrali costruiti
lungo un arco temporale che va dal 1964 al 1984, nei quali lo stesso gruppo
di personaggi cresce passando da uno spettacolo all’altro, in una sorta di
romanzo popolare di iniziazione.
Non è un diario, non è un pezzo nostalgico, e nemmeno una memoria d’altri
tempi. E’ un lavoro sull’infanzia e sulla primissima adolescenza, tra la
famiglia, la colonia e le avventure nel campetto di pallone. È un viaggio
che parte dalla casa, micro-universo dal quale osservare il mondo, per
avanzare alla scoperta del macro-mondo (del mare, dei compagni di giochi,
del sesso visto con gli occhi di un bambino). È il ritratto di un’Italia di
periferia, vista su scala ridotta, tra la Pedemontana e il mare. È un lavoro
sul desiderio e sulla scoperta, vicino alle atmosfere di Monicelli. I
ragazzi protagonisti del racconto sono quasi gli “Amici miei”, ma ragazzini.
E le zingarate sono forse più innocenti, ma lo spettacolo si permette di
giocarci con altrettanta ironia.
“Ho preso le storie più vecchie che ho raccontato. Le ho prese da Adriatico,
Tiri in porta, Liberi Tutti, che sono i primi Album, quelli su cui ho
imparato questo mestiere che viene dal teatro (ma non è quello dell’attore,
così come lo intendiamo di solito), il mestiere di raccontare storie.
Negli Album ho imparato a dosare i personaggi e a mescolarli con il filo
della storia, a interpretare e narrare insieme. Ho ricombinato le storie
vecchie con episodi nuovi che ho cominciato a scrivere nel 2008.
Lorenzo Monguzzi (dei Mercanti di Liquore) mi accompagna in questo
esercizio. Narro di infanzia non protetta da cordoni sanitari di adulti, di
primo giorno di scuola, di campetti di periferia, di viaggi in treno e di
vacanze avventurose. Narro di un bambino di dieci anni e della sua fretta di
crescere, narro non per nostalgia, ma per divertimento e anche perché a
volte sembra che da allora sian passati secoli.
Questo è l’unico impegno che stavolta ho preso con il pubblico. Se c’è
dell’altro nello spettacolo, non ce l’ho messo io.”
Marco Paolini