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Cinema Teatro Nuovo
Viale dei Mille 39 |
Giovedì 14 gennaio 2010, ore 21.00
Teatro dell'Elfo - Teatridithalia
Libri da ardere
di Amélie Nothomb © Editions Albin Michel
traduzione Alessandro Grilli
regia Cristina Crippa
con Elio De Capitani, Elena Russo Arman, Corrado Accordino
Biglietti:
Intero: € 15
Ridotto under 25 e over 60: € 13
Ridotto soci: € 12
Ironica e maliziosa per alcuni, nera, sulfurea e morbosa per altri, Amélie
Nothomb è autrice di romanzi di successo che hanno ispirato film e spettacoli,
tuttavia ha scritto un unico testo teatrale, Libri da ardere. Cristina Crippa,
attrice storica del Teatro dell’Elfo e sua assidua lettrice, ha scelto di
portarlo in scena, certa della forza dei tre personaggi e dell’attualità di
questo gioco crudele. Ne è nato uno spettacolo che ha debuttato al Festival Asti
Teatro ’06 ed è stato già riproposto con successo a Milano, a Roma e in tour nel
2008, sempre con gli stessi efficaci interpreti: Elio De Capitani, Elena Russo
Arman e Corrado Accordino.
Una città, forse di un paese dell’est europeo, in un gelido inverno di guerra è
stretta nella morsa finale di un assedio. Un tempo ha avuto una rinomata
università e una brillante vita culturale, ormai è semidistrutta dai
bombardamenti e ridotta alla fame. Ancora in piedi, la casa di un illustre
professore di letteratura ospita, oltre al padrone di casa, Daniel, il suo
assistente, e una giovane allieva, amante di turno di Daniel. La situazione
d’emergenza altera brutalmente questo microcosmo: a poco a poco i normali punti
di riferimento, non solo le convenzioni formali, ma anche quelle più solide su
cui si basava l’esistenza precedente crollano, travolti dal puro desiderio di
sopravvivenza, che inverte e modifica ogni rapporto, intellettuale, affettivo,
di potere, e stravolge il senso intimo di ogni gesto, di ogni abitudine.
Il freddo domina la scena, con la sua capacità di paralizzare, di annullare ogni
desiderio che non sia legato ad un pur minimo innalzamento della propria
temperatura corporea. È Marina, fragile sotto l’apparente spregiudicatezza, a
soffrirne di più, e a proporre per prima l’utilizzo della fornita biblioteca del
professore come combustibile.
All’inizio si tratta quasi di un gioco un po’ intellettuale, un complicato
“distinguo” tra buona e cattiva letteratura. Ma alla fine, giunti all’ultimo
romanzo sopravvissuto, non sono più le qualità letterarie ad avere importanza. E
il libro rivela tutta la sua valenza simbolica.