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Fondazione Culturale "1860
Gallarate Città" Uffici: Teatro del Popolo, Via Palestro 5 21013 GALLARATE VA Tel. uffici: 0331.774700 Email: fondazione@comune.gallarate.it P. IVA 02197830025 |
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Sabato 14 novembre 2009, ore 21.00 Compagnia Stabile del Teatro del Popolo Montedidio Di Erri de Luca Regia di Valentina Maselli Drammaturgia di Sara Mignolli Supervisione artistica di Luciano Colavero Disegno Luci di Luciano Mestriner Con Gianna Emmanuello, Paola Ferraguto, Gabrio Monza, Samuel Salamone |
Biglietti:
Intero:
€ 15
Ridotto under 25 e over 60: € 13
Ridotto soci: € 12
Lo spettacolo
In poco tempo, a Montedidio, un quartiere di Napoli, un ragazzino
di tredici
anni si
ritrova a
crescere per diventare
uomo. È
bastato compiere
tredici anni
che subito è stato messo tra
gli uomini ad occuparsi di cose adulte. Impara il lavoro, scopre l’amore e il
dolore della perdita. Si
ritrova solo
a fare
i conti
con la
vita. La guarda,
la osserva con gli occhi puri
di chi ancora non sa, si lascia trasportare dagli eventi per imparare poi a
gestirli. Con la sua consapevolezza
cresce e muta anche il corpo
che si
fortifica attraverso il
lavoro e
l’esercizio del lancio
del bumeràn,
un magica
ala di
legno che arriva
dal mare e
che deve
volare, ma non
ora, non
è ancora arrivato il momento.
Accompagnano la sua crescita Mast’Errico, il falegname presso
cui fa
il garzone,
che gli
insegna il
lavoro e Rafaniello,
un calzolaio
con una
misteriosa gobba arrivato
da qualche
pizzo d’Europa
e venuto
a Montedidio per aggiustare le scarpe ai “puverielli”.
E poi c’è Maria, la ragazzina dell’ultimo piano. Anche lei ha tredici anni, ma
già conosce le mosse delle donne e gli insegnerà l’amore…
I temi, le scelte
Montedidio è la prima produzione della Fondazione Culturale di Gallarate e della
Compagnia Stabile del Teatro del Popolo. Uno spettacolo che nasce dalla
scommessa e della convinzione che ai ragazzi si possa -
forse, oggi,
sempre
più si
debba -
parlare con
rispetto, di
cose serie,
con delicatezza
ma senza bamboleggiamenti,
ammiccamenti, tabù. Da questo punto di vista
lo splendido romanzo/fiaba di Erri De Luca - con la sua ricchezza - ci ha
semplicemente catturato, portandoci con sè verso uno spettacolo che avvertiamo
come "necessario".
Con delicatezza, dicevamo: la scelta di portare in scena un’adolescenza che, nel romanzo di De Luca, viene superata quasi di necessità, “bruciando le tappe”, attraverso il lavoro e lo scontro con l’abuso e la perdita, la scoperta dell’amore ma anche della violenza, viene – nel nostro spettacolo – addolcita e trasformata in un percorso lieve e poetico, fresco e a tratti anche molto divertente. Quel che emerge, in primo piano, è un racconto di formazione giocato sulla necessità del sogno e dell’utopia come ancore di salvezza e speranza; l’esperienza sentimentale come scoperta – attraverso i primi amori – di una “forza di combattimento” che aiuta i giovani a sentirsi meno soli e ad affrontare, insieme, il mondo.
Recensioni
“La migliore
recensione di «Montedidio»,
spettacolo messo
in
scena
ieri pomeriggio dalla Compagnia Stabile
del
Teatro
del
Popolo,
la
scrivono
le
risate
e
gli
applausi
a
scena
aperta
del
pubblico.
La rappresentazione non ha tradito
le aspettative,
forte anche di un Samuel Salamone che, nei panni
del protagonista,
non
ha
certo
dato
a
vedere
che
gli manca
ancora
un
anno
per
terminare
la
scuola
del Teatro
del
Popolo,
recitando
da
predestinato.
Insieme
a
lui,
anche
un'altra
ragazza
che
frequenta
il secondo
anno
dell'istituto
diretto
da
Sara
Mignolli
(che
per
questo
spettacolo
ha
curato
la drammaturgia):
la
giovane
Paola
Ferraguto
nei
panni
della
piccola
Maria.
Ebbene, a vederli
insieme, questi due attori, sul palco, sembra
davvero di guardare
i due tredicenni di cui parla il racconto.
Romanzo di formazione tratto da quella che il quotidiano francese «Le Monde» ha definito come «la più bella opera di Erri De Luca (nel tondo)», lo spettacolo messo in scena dalla Stabile del Teatro del Popolo racconta la crescita di un bambino che, con la madre malata, si trova proiettato nel mondo del lavoro come garzone nella bottega del falegname Mast'Errico, interpretato da Gabrio Monza. Qui conosce don Rafaniello (Gianna Emmanuello), angelo che nasconde le ali nella gobba, e che fornirà al giovane l'insegnamento più importante per superare la perdita della madre: «La nostalgia non è mancanza, è presenza, presenza di qualcuno che ci viene a trovare». Soprattutto, il giovane protagonista impara l'amore, "fidanzandosi" con Maria. E tra baci ingenui e lezioni di hula-hoop, capisce che amare significa dire «mi importa di te». (Riccardo Saporiti, "La Provincia", 20 giugno 2009)
[...] Uno degli spettacoli di punta del festival è stato “Montedidio”,
prima produzione
interamente a carico della Fondazione Culturale di
Gallarate, creazione tratta dall'omonimo libro di Erri De Luca con la regia di
Valentina Maselli, la drammaturgia di Sara Mignolli con la supervisione
artistica di Luciano Colavero interpretato da Samuel Salamone, Gabrio Monza,
Paola Ferraguto, Gianna Emmanuello.
Il romanzo di De Luca è ambientato a Montedidio, un
quartiere di Napoli, dove un ragazzino di tredici anni
solo
con
il
suo
boomerang
si
ritrova
a
crescere
per
diventare
uomo,
imparando
un
lavoro, scoprendo
l’amore
e
il
dolore.
Intorno
a
lui,
Mast’Errico,
il
falegname
presso
cui
fa
il
garzone,
e Rafaniello, un misterioso calzolaio con un'
altrettanto misteriosa gobba arrivato da non si sa dove per aggiustare le scarpe
ai “puverielli”.
E poi c’è Maria, una ragazzina, insidiata dal padrone di casa, che forte e fragile nello stesso tempo insegnerà l'amore al ragazzo. E sono appunto gli incontri dei due ragazzi interpretati con grande intensità da Paola Ferraguto e Samuel Salamone a dare il ritmo allo spettacolo, a punteggiarlo di emozioni, dando il senso a tutta la storia, imbevendola di quello sguardo puro ed innocente che contraddistingue per fortuna ancora l'adolescenza, almeno nello spettacolo. I grandi restano volutamente sullo sfondo in uno spettacolo per molti versi coraggioso che pur alla ricerca ancora al suo debutto di un equlibrio drammaturgico più compatto tenta con successo di mescolare i toni del realismo sociale con quelli della fiaba per parlare di un età così complessa e contraddittoria come quella che ci fa abbandonare l'infanzia per immergerci in un mondo troppo spesso crudele da cui si può uscire solamente attraverso l'utopia del sogno. (Mario Bianchi, "Eolo. La rivista online del Teatro Ragazzi" - www.eolo-ragazzi.it, 22 giugno 2009)
Trattare il tema della
crescita nel teatro ragazzi è sempre stimolante ma si sa che il passaggio più
difficile da raccontare, quello che talvolta costituisce un inciampo, è quello
che definirei “la porta stretta” della preadolescenza.
In Montedidio
Erri De Luca racconta con la sua nota maestria l’approccio e la crescita fino
all’amore di un ragazzino e della ragazza Maria. Entrambi vivono il disagio dei
poveri in un tipico quartiere di Napoli.
In teatro la letteratura
deve tradursi in spettacolo e nel caso di Montedidio sembrerebbe arduo
riscrivere per la scena la parte più ampia e avvincente del racconto, quella che
dice le emozioni, i desideri, le paure, le pulsioni interiori di due ragazzi che
si misurano con le fatiche e le prove di ogni giorno per riscattarsi da una vita
dura.
E’ qui che lo spettacolo Montedidio della Fondazione
Culturale Gallarate Città fa centro. Tenendosi lontano da bamboleggiamenti e
sentimentalismi declina i tempi del verbo crescere di due ragazzini che come
tutti a quell’età – dai tredici anni in su – sono in cerca prima di tutto di se
stessi e poi della relazione con l’altro. Entrambi vorrebbero slacciarsi
da quella vita stentata che gli tocca
e fanno ripetute prove di volo.
Simbolo del volo è il
boomeràn
al cui lancio il ragazzo si allena quotidianamente
sfilandolo dalla maglietta
sul dorso, al posto delle ali. Altre ali sono
presenti sempre in scena anche se invisibili perchè racchiuse
nella gobba di Rafaniello, presenza
straniante che spinge verso
visioni alte e altre. Ma la visionarietà e il sogno
del volo di Rafaniello il calzolaio sono
bilanciati dal pragmatismo
del quarto personaggio in scena, Mast’Errico
che insegna con fare paterno il
mestiere di falegname
al ragazzo ma più propriamente vorrebbe insegnargli
a vivere.