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Sabato 14 novembre 2009, ore 21.00
Compagnia Stabile del Teatro del Popolo
Montedidio
Di Erri de Luca

Regia di Valentina Maselli
Drammaturgia di Sara Mignolli
Supervisione artistica di Luciano Colavero
Disegno Luci di Luciano Mestriner

Con Gianna Emmanuello, Paola Ferraguto, Gabrio Monza, Samuel Salamone

Biglietti:

Intero:
€ 15
Ridotto under 25 e over 60:
€ 13
Ridotto soci:
€ 12

Lo spettacolo

In poco tempo, a Montedidio, un quartiere di Napoli, un ragazzino  di  tredici  anni  si  ritrova  a  crescere  per diventare  uomo.  È  bastato  compiere  tredici  anni  che subito è stato messo  tra gli uomini ad occuparsi di cose adulte. Impara il lavoro, scopre l’amore e il dolore della perdita.  Si  ritrova  solo  a  fare  i  conti  con  la  vita.  La guarda,  la osserva  con gli occhi puri di chi ancora non sa, si lascia trasportare dagli eventi per imparare poi a gestirli. Con  la sua consapevolezza cresce e muta anche il  corpo  che  si  fortifica attraverso  il  lavoro  e  l’esercizio del  lancio  del  bumeràn,  un  magica  ala  di  legno  che arriva  dal mare  e  che  deve  volare, ma  non  ora,  non  è ancora arrivato il momento.

Accompagnano la sua crescita Mast’Errico, il falegname presso  cui  fa  il  garzone,  che  gli  insegna  il  lavoro  e Rafaniello,  un  calzolaio  con  una  misteriosa  gobba arrivato  da  qualche  pizzo  d’Europa  e  venuto  a Montedidio per aggiustare le scarpe ai “puverielli”. 

E poi c’è Maria, la ragazzina dell’ultimo piano. Anche lei ha tredici anni, ma già conosce le mosse delle donne e gli insegnerà l’amore…

I temi, le scelte

Montedidio è la prima produzione della Fondazione Culturale di Gallarate e della Compagnia Stabile del Teatro del Popolo. Uno spettacolo che nasce dalla scommessa e della convinzione che ai ragazzi si possa -  forse,  oggi,  sempre  più  si  debba  -  parlare  con  rispetto,  di  cose  serie,  con  delicatezza  ma  senza bamboleggiamenti, ammiccamenti, tabù. Da questo punto di vista  lo splendido romanzo/fiaba di Erri De Luca - con la sua ricchezza - ci ha semplicemente catturato, portandoci con sè verso uno spettacolo che avvertiamo come "necessario". 

Con delicatezza, dicevamo:  la  scelta di portare  in  scena un’adolescenza  che, nel  romanzo di De Luca, viene superata quasi di necessità, “bruciando le tappe”, attraverso il lavoro e lo scontro con l’abuso e la perdita,  la  scoperta  dell’amore ma  anche  della  violenza,  viene    nel  nostro  spettacolo    addolcita  e trasformata in un percorso lieve e poetico, fresco e a tratti anche molto divertente. Quel che emerge, in primo piano, è un racconto di formazione giocato sulla necessità del sogno e dell’utopia come ancore di  salvezza  e  speranza;  l’esperienza  sentimentale  come  scoperta –  attraverso  i  primi  amori –  di  una “forza di combattimento” che aiuta i giovani a sentirsi meno soli e ad affrontare, insieme, il mondo. 


Recensioni  

“La migliore  recensione di «Montedidio»,  spettacolo messo  in  scena  ieri pomeriggio dalla Compagnia Stabile  del  Teatro  del  Popolo,  la  scrivono  le  risate  e  gli  applausi  a  scena  aperta  del  pubblico.  La rappresentazione non ha tradito  le aspettative,  forte anche di un Samuel Salamone che, nei panni del protagonista,  non  ha  certo  dato  a  vedere  che  gli manca  ancora  un  anno  per  terminare  la  scuola  del Teatro  del  Popolo,  recitando  da  predestinato.  Insieme  a  lui,  anche  un'altra  ragazza  che  frequenta  il secondo  anno  dell'istituto  diretto  da  Sara  Mignolli  (che  per  questo  spettacolo  ha  curato  la drammaturgia):  la  giovane  Paola  Ferraguto  nei  panni  della  piccola  Maria. 

Ebbene, a vederli  insieme, questi due attori, sul palco, sembra davvero di guardare  i due tredicenni di cui parla il racconto. 

Romanzo di formazione tratto da quella che il quotidiano francese «Le Monde» ha definito come «la più bella opera di Erri De Luca (nel tondo)», lo spettacolo messo in scena dalla Stabile del Teatro del Popolo racconta  la crescita di un bambino che, con  la madre malata, si trova proiettato nel mondo del  lavoro come garzone nella bottega del falegname Mast'Errico, interpretato da Gabrio Monza. Qui conosce don Rafaniello  (Gianna  Emmanuello),  angelo  che  nasconde  le  ali  nella  gobba,  e  che  fornirà  al  giovane l'insegnamento più  importante per  superare  la perdita della madre: «La nostalgia non è mancanza, è presenza,  presenza  di  qualcuno  che  ci  viene  a  trovare».  Soprattutto,  il  giovane  protagonista  impara l'amore, "fidanzandosi" con Maria. E tra baci ingenui e lezioni di hula-hoop, capisce che amare significa dire «mi importa di te». (Riccardo Saporiti, "La Provincia", 20 giugno 2009)


[...] Uno degli spettacoli di punta del festival è stato “Montedidio”, prima produzione  interamente a carico della Fondazione Culturale di Gallarate, creazione tratta dall'omonimo libro di Erri De Luca con la regia di Valentina Maselli, la drammaturgia di Sara Mignolli con la supervisione artistica di Luciano Colavero interpretato da Samuel Salamone, Gabrio Monza, Paola Ferraguto, Gianna Emmanuello.

Il romanzo di De Luca è ambientato a Montedidio, un quartiere di Napoli, dove un ragazzino di tredici anni  solo  con  il  suo  boomerang  si  ritrova  a  crescere  per  diventare  uomo,  imparando  un  lavoro, scoprendo  l’amore  e  il  dolore.  Intorno  a  lui,  Mast’Errico,  il  falegname  presso  cui  fa  il  garzone,  e Rafaniello, un misterioso calzolaio con un' altrettanto misteriosa gobba arrivato da non si sa dove per aggiustare le scarpe ai “puverielli”.

E  poi  c’è Maria,  una  ragazzina,  insidiata  dal  padrone  di  casa,  che  forte  e  fragile  nello  stesso  tempo insegnerà  l'amore  al  ragazzo.  E  sono  appunto  gli  incontri  dei  due  ragazzi  interpretati  con  grande intensità  da  Paola  Ferraguto  e  Samuel  Salamone  a  dare  il  ritmo  allo  spettacolo,  a  punteggiarlo  di emozioni,  dando  il  senso  a  tutta  la  storia,  imbevendola  di  quello  sguardo  puro  ed  innocente  che contraddistingue  per  fortuna  ancora  l'adolescenza,  almeno  nello  spettacolo.  I  grandi  restano volutamente sullo sfondo in uno spettacolo per molti versi coraggioso che pur alla ricerca ancora al suo debutto di un equlibrio drammaturgico più compatto tenta con successo di mescolare i toni del realismo sociale con quelli della fiaba per parlare di un età così complessa e contraddittoria come quella che ci fa abbandonare  l'infanzia  per  immergerci  in  un  mondo  troppo  spesso  crudele  da  cui  si  può  uscire solamente attraverso l'utopia del sogno.  (Mario  Bianchi,  "Eolo.  La  rivista  online  del  Teatro  Ragazzi"  - www.eolo-ragazzi.it,  22 giugno 2009)


Trattare il tema della crescita nel teatro ragazzi è sempre stimolante ma si sa che il passaggio più difficile da raccontare, quello che talvolta costituisce un inciampo, è quello che definirei “la porta stretta” della preadolescenza.

In Montedidio Erri De Luca racconta con la sua nota maestria l’approccio e la crescita fino all’amore di un ragazzino e della ragazza Maria. Entrambi vivono il disagio dei poveri in un tipico quartiere di Napoli.

In teatro la letteratura deve tradursi in spettacolo e nel caso di Montedidio sembrerebbe arduo riscrivere per la scena la parte più ampia e avvincente del racconto, quella che dice le emozioni, i desideri, le paure, le pulsioni interiori di due ragazzi che si misurano con le fatiche e le prove di ogni giorno per riscattarsi da una vita dura.

E’ qui che lo spettacolo Montedidio della Fondazione Culturale Gallarate Città fa centro. Tenendosi lontano da bamboleggiamenti e sentimentalismi declina i tempi del verbo crescere di due ragazzini che come tutti a quell’età – dai tredici anni in su – sono in cerca prima di tutto di se stessi e poi della relazione con l’altro. Entrambi vorrebbero slacciarsi  da quella vita stentata che gli tocca  e fanno ripetute prove di volo.  Simbolo del volo è il boomeràn  al cui lancio il ragazzo si allena quotidianamente  sfilandolo dalla maglietta  sul dorso, al posto delle ali. Altre ali sono presenti sempre in scena anche se invisibili perchè racchiuse  nella gobba di Rafaniello, presenza  straniante che spinge verso  visioni alte e altre. Ma la visionarietà e il sogno del volo di Rafaniello il calzolaio sono  bilanciati dal pragmatismo  del quarto personaggio in scena, Mast’Errico  che insegna con fare paterno il  mestiere di falegname  al ragazzo ma più propriamente vorrebbe insegnargli a vivere.

Così la storia si dipana in intrecci di amore, di vita e anche di morte vissuti colla giocosa spavalderia dell’età. E lo spettacolo riesce bene a raccontarci, pur senza affidarsi alla narrazione, con lo  snodarsi vivace  dei dialoghi e nel delineare il delicato rapporto degli attori, l’affrancarsi di un ragazzo e il suo passaggio alla vita adulta. Nell’amicizia con Maria egli scopre  pian piano come dentro le maglie grosse  del quotidiano, ora duro, spesso comico, a volte sorprendente,  esiste e prendono sempre più spazio ordito e trama della relazione stretta, delicata e promettente dell’amore (Bruna Pellegrini, 26 giugno 2009)