Chi siamo Teatro Condominio Teatro del Popolo Via Paal Scuola del Teatro Compagnia Stabile Scuola Impresa Biglietteria Link Affitto sale Newsletter Home
  Fondazione Culturale "1860 Gallarate Città"
Uffici:
Teatro del Popolo, Via Palestro 5
21013 GALLARATE VA
Tel. uffici: 0331.774700
Email: fondazione@comune.gallarate.it
P. IVA 02197830025


 
 
 
Giovedì 17 giugno
Ore 15.30 - TEATRO CONDOMINIO VITTORIO GASSMAN
L’arboreto-Teatro Dimora di Mondaino e Serra Teatro
Volare a tutti i costi, forse

Dai 7 anni
di Stefano Bisulli e Nicoletta Fabbri
con Nicoletta Fabbri e Pier Paolo Paolizzi
musiche originali, editing audio Marco Mantovani
realizzazione costumi Grazia Divincenzo
foto di scena Federica Giorgetti


La collana Incontri da favola è dedicata alle favole d’autore e a tutti gli autori, i poeti, gli animali e gli uomini che hanno bisogno di scrivere e di ascoltare delle favole. La collana accoglie favole di oggi, da leggere e da guardare, per i bambini e gli adulti, insieme.
Fra queste ne abbiamo individuate tre, che hanno in comune il rapporto inscindibile fra il racconto per parole e il racconto per immagini, quasi che l’uno non esista senza l’altro.
Marco Campana, ne Il seme pensieroso, illustra con un filtro poetico un seme che, attraverso il dubbio, esprime la necessità dell’adesione totale al proprio percorso di vita. Ne La favola del pesce cambiato, Emma Dante e Gianluigi Toccafondo raccontano il mistero della nascita fra parole dipinte, pensieri sbilenchi, pesci e piscine deformati da curve, tinte e colori. Marco Baliani in Mary Sconta e la gallinella evasa (di prossima pubblicazione con le illustrazioni di Stefano Ricci), attinge alla realtà e la tradisce, immaginando l’incontro con una gallina scappata da una fabbrica inquietante dove si sente gridare giorno e notte.
Senza snaturarne la struttura, attraverso una ricerca formale sulle possibilità espressive della lettura e dell’illustrazione, in Volare a tutti i costi, forse le tre favole confluiscono idealmente in un unico racconto che si dipana lungo il filo della vita, dalla nascita all’età adulta. Dal furore e dalla grinta di un pesciolino che vuole farcela, a tutti i costi!, passando per una gallina che si trova di fronte alla scoperta della libertà, che vuol dire volare?, fino alle perle di saggezza di un seme pensieroso, forse.
Le illustrazioni che accompagnano i racconti, nello spettacolo vengono manipolate e proiettate in scena attraverso una modalità che consente all’attrice di interagire con la partitura visiva attraverso riprese live, in un allestimento dove i dispositivi audio e video sono parte integrante della scenografia.
Tra una fiaba e l’altra un singolare e buffo macchinista, nonostante la sua evidente inadeguatezza, riesce ogni volta a superare le difficoltà e portare a termine il riallestimento del set.
 
dai libri di Emma Dante, Gianluigi Toccafondo, Marco Baliani, Marco Campana della collana Incontri da favola (L'arboreto Edizioni)

fascia di età dai 7 anni
tecnica utilizzata teatro d’attore
durata 50 minuti
Torna in Via Paal


Prevendite
Acquista i tuoi biglietti on line
con Vivaticket

Filmstudio90
Prevendita a Varese
Cinema Teatro Nuovo
Viale dei Mille 39
 

 

 

I Edizione 2006
II Edizione 2007
III Edizione 2008
IV Edizione 2009

Un festival per il
Teatro Ragazzi

Ormai un decennio fa, in coincidenza con l’atto di nascita del coordinamento regionale per il Teatro Ragazzi e giovani Lombardo, il documento ufficiale di costituzione sottolineava la necessità di affermare l'idea che anche organizzare teatro ragazzi comporta professionalità e responsabilità e di favorire la collaborazione tra Enti Pubblici e Centri o Compagnie di progetto nella programmazione.  

Se questo vale in generale, vale a maggior ragione per il teatro ragazzi: l’unico settore del mondo del teatro nel quale il pubblico è sostanzialmente pubblico coatto, che non sceglie gli spettacoli cui assisterà. Sul piano organizzativo, questo comporta la necessità di una relazione costante con un pubblico intermedio - insegnanti, programmatori, assessori - che, a propria volta, si trova di fronte alla straordinaria responsabilità formativa di dover scegliere per gli altri. E’ necessaria una grande cautela, una buona conoscenza delle produzioni in circolazione, oltrepassando la fascinazione derivante dal dépliant ben presentato o, peggio, la tentazione di appiattirsi sulle certezze (da cui il proliferare, davvero oggi eccessivo, di Aladini, Cappuccetti Rossi e Lupi cattivi dalle spalle ormai un po’ polverose).  

Il teatro ragazzi e giovani è infatti, inevitabilmente ed essenzialmente, teatro di ricerca: perché non può prescindere da un’incessante interrogarsi sull’evoluzione dell’immaginario infantile ed adolescenziale, sulle mutazioni del linguaggio e delle tematiche e - al punto limite della riflessione - sul proprio stesso essere. Il teatro ragazzi muove dal rifiuto di considerare il mondo giovanile come un ulteriore segmento di mercato, assumendo al contrario a proprio fondamento la necessità della crescita attraverso il teatro, attraverso la  sua capacità di produrre o innescare cambiamenti, di attivare la fantasia. Da cui - sovente - la polemica contro la televisione, non in quanto tale ma in quanto strumento di utenza passiva, regno dell’esplicito e del previsto.  

Questo perché il senso del teatro sta nell’essere teatro recitato: con il suo portato di relazione con un pubblico che retroagisce con quanto accade “là sopra”, ne modifica anche profondamente la storia e gli eventi; con il suo senso di evocazione, implicito nella logica dello spazio scenico e radicalmente negli stessi mezzi di produzione: un’evocazione che richiede la partecipazione del pubblico, l’attenzione attiva alla “creazione” di eventi, oggetti e dinamiche invisibili ma presenti in scena, un invito all’immaginazione; teatro come prototipo dell’irriproducibilità tecnica, nel quale il rischio e la possibilità dell’innovazione sono costitutivi dell’azione scenica, ne costituiscono il sale; teatro come luogo della condivisione sociale, in una prospettiva di riscoperta di momenti dello “stare insieme”, del “capire insieme” e del “fare insieme” che paiono oggi aver perso sempre più terreno, sublimandosi nelle celebrazioni di massa dei mega-concerti o dello stadio.  

Per questo complesso di motivazioni è possibile sostenere che il teatro ragazzi assolve di fatto una funzione pubblica, ponendosi come portatore di fattori di crescita, di cultura, di civiltà configurandosi come momento essenziale della ricchezza formativa di cui il mondo dell’educazione deve essere portatore.  

Ma l’unica ragione per cui questa necessità - oltre le convinzioni autoreferenziali dei teatranti - può essere affermata obiettivamente va rintracciata in una visione più ampia, in una riflessione sulla qualità della vita e sul senso del parallelismo esistente tra sviluppo sociale e sviluppo culturale. Lo sviluppo sociale, nelle sue implicazioni economiche e tecnologiche, comporta, come è davanti agli occhi di tutti, la proliferazione multidimensionale dei bisogni, l’emergere di una domanda di ricchezza che non si ferma al dato materiale ma si estende all’intero dominio della cultura, dello svago, del tempo libero nei quali “l’individuo umano ricco è l’individuo bisognoso di una totalità di manifestazioni umane”. Nel contempo - è un dato ovvio che tuttavia pare riflettersi molto poco nei piani di spesa pubblica - lo sviluppo culturale porta con sé la possibilità di ulteriori sviluppi sociali, in una prospettiva evolutiva circolare che si autoalimenta.  

E se il teatro - in questa immagine multifunzionale di ambito partecipativo, educativo, culturale e di svago - rappresenta un momento essenziale della vita di un territorio e della sua ricchezza, allora certamente il lavoro teatrale può assolvere una funzione pubblica, purché condotto con rigore, professionalità, sensibilità nella programmazione, competenza. Un'attività che, lo mostra l'esperienza, non è più possibile ridurre alla "semplice" programmazione di rassegne: dalla classe docente giungono rilevanti e fondamentali appelli ad un dialogo costante, all'informazione, alla possibilità di uno scambio legato alla formazione teatrale; dalle famiglie emerge, con sempre maggior frequenza, una domanda di possibilità di svago, crescita, ricreazione e socializzazione per figli tendenzialmente "monadici", isolati nel gioco e nell'apprendimento, silenziosi, straordinariamente "tecnologici" ma votati ad una "navigazione" esclusivamente telematica in cui lo spazio del viaggio è sempre meno il mondo e sempre più la rete cibernetica; dai giovani, in forme a volte incomprensibili e "devianti", arrivano quotidianamente - spesso nella versione fuorviante del reportage giornalistico - segnali di un disagio profondo di natura sociale e culturale, che richiedono risposte strutturate.  

E' del tutto evidente che il teatro non è, né può essere, la panacea o l'antidoto di processi che paiono davvero investire l'intero dominio dello scambio e della vita sociale. Più modestamente, tuttavia, il teatro e le sue forme possono aspirare al piccolo ma insostituibile ruolo di veicolo di briciole di cultura, comunicazione e relazione capaci forse di innescare lievi, ma fondamentali, processi in controtendenza, tanto più in grado di sedimentare quanto più sono legati a progettualità strutturali e non eccezionali che pongono le giovani generazioni al centro delle prospettive di sviluppo della comunità.

Galleria fotografica
delle passate edizioni