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  Fondazione Culturale "1860 Gallarate Città"
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SIPARI UNITI SPAZIO NOTTE - 17 e 18 giugno presso lo spazio della Compagnia Teatrale Instabile Quick, via Volta 11

E di notte il festival prosegue: giovedì 17 e venerdì 18 giugno presso lo spazio della Compagnia Teatrale Instabile Quick, in via Volta 11, a partire dalle 0re 23.00 le Compagnie e i Teatri aderenti alla rete Sipari Uniti, sostenuta da Fondazione Cariplo, si presentano mostrando agli operatori ospiti - complici un bicchiere di vino e uno spuntino notturno - alcune brevi mises en espace dei loro spettacoli.

Giovedì 17 giugno

Ore 23.00
Compagnia Teatrale Instabile Quick
Il Cielo di Laura
Di G. Putzolu
Con Maria Concetta Gravagno, Rosa Maria Messina, Giorgio Putzolu

Laura è una bambina tranquilla, felice si potrebbe dire, fino al giorno in cui i genitori devono cambiare casa. Sarà l’inizio di una metamorfosi, divertente, fortissima e costante. Lo spettacolo inizia con l’occupazione della nuova casa, con il classico scarico degli innumerevoli scatoloni che accompagnano ogni trasloco. Il padre li porta in scena e la bambina li porta via ed,  in un crescendo di delirio comico i due cominceranno a litigare sul senso di appartenenza al luogo. Il cambio di casa porterà con se la perdita dei primi amichetti, degli spazi conosciuti, dei riferimenti, delle abitudini.La successiva caduta dei primi dentini e un piccolo taglio che porterà la protagonista a vestirsi completamente, e significativamente, di cerotti, sarà il punto di svolta, e di resistenza, al cambiamento.
   

Ore 23.30
Teatro Blu

Giulietta e Romeo

Da uno studio su Romeo e Giulietta di W. Shakespeare

Con Silvia Priori e Roberto C. Gerbolés

Testo e regia di Silvia Priori e Roberto C. Gerbolès

In scena due anime, quella di Giulietta e Romeo, che accanto al loro sepolcro tentano di risvegliare i loro ricordi e di percorrere a ritroso la loro breve e tumultuosa esistenza per capire i significati più profondi e per scoprirne le trame più nascoste. Una messinscena ricca di significati, situazioni e immagini in cui sono stati privilegiati il valore e la forze dei sentimenti: la passione e l'amore innocenti, lo slancio generoso per viverli, la giovinezza, in contrapposizione con una società in crisi, ingovernabile e rissosa, nella quale gli adulti sembrano non poter risolvere i conflitti sociali attraverso la tolleranza, la generosità d'animo e la maturità né sedare le lotte famigliari con la necessaria sensibilità e disponibilità umana.
   

Ore 24.00
Eccentrici Dadarò
Marty

Di e con
Davide Visconti
Regia di Rossella Rapisarda

Spettacolo comico clownesco senza parole per un pubblico adulto... molto adulto! Alfred e Marty. Come “Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr. Hyde.”  Il bene e il male. Il bianco e il nero. Un altro strano caso che, in realtà, strano non e’. Strano sarebbe essere uno. Come? Credete di esserne esenti? Siate sinceri. Cosa sono allora quelle vocine che sentite dentro? Quell’istinto irrefrenabile di fuga? E quei pensieri strani? Quelli che poco si addicono alle persone per bene, quelli che si zittiscono, si tengono sotto una giacca ben chiusa da bottoni stretti e ben cuciti. Ma, suvvia, se per una volta (una volta soltanto) provassimo a slacciarci la giacca per guardare in faccia il nostro mister Hyde?

Chi nascondiamo sotto i vestiti di tutti i giorni? Sarà la nostra parte nera o, semplicemente, quella più vera?
Venerdì 18 giugno

Ore 23.00
Progetto Zattera

DistrattaMente

Di Martin Stigol
Regia di Martin Stigol e Norberto Presta
Con Lucia Capellari, Martin Stigol e Noemi Bassani

Un viaggio nella scuola moderna dove, in un mondo apparentemente bizzarro, i bambini sfogliano lentamente la loro giornata fatta di emozioni e pensieri. Tre bambini ogni giorno, tra una lezione di matematica e un tema di italiano, inventano avventure surreali, mentre devono affrontare in modo esemplare il tempo della scuola di oggi. Un ambiente poetico, spietato e severo, dove le amicizie di lunga durata e i litigi di strana consistenza si sfidano con fantasia e rigore.

   

 Ore 23.30
Cooperativa Il Sorriso

Il lupo e la bambina

Liberamente ispirato a "In bocca al lupo" di Fabian Negrin

Di Andrea Gosetti
Regia di Andrea Gosetti
Con
Andrea Gosetti, Liliana Maffei, Arianna Talamona

Cappuccetto Rosso e il lupo, la nonna e il cacciatore. I personaggi sono quelli della famosa fiaba, però la storia è diversa. Nella nostra storia, abbiamo voluto scoprire un nuovo cattivo, identificato in uno specchio; un oggetto comune che può offrire nuove prospettive se sei capace a guardarci dentro; è uno strumento che ti mostra subito una immagine, ma se sei in grado ci puoi vedere l'infinito. Il lupo mangia la nonna perché l’aggressività lo porta a scontrarsi con lo specchio e alcuni frammenti gli si incollano sul viso accecandolo e disperato, per proteggersi, diventa aggressivo distruggendo tutto ciò che incontra. La bambina rimane stupita da ciò che vede nello specchio perché essendo bambina non si ferma all'apparenza. Ed ecco nascere una nuova scoperta. Un invito a non ascoltare il suono di una sola campana ma a ricercare sempre la ragione degli altri.

 

Sipari Uniti è un'ampia rete o network, estesa all'intera provincia di Varese, di sale teatrali e di soggetti organizzativi a carattere professionale e senza finalità di lucro che pongono in essere dallo scorso anno in forma coordinata un piano di programmazione del teatro d’innovazione (ricerca e sperimentazione e teatro ragazzi) attraverso forme condivise di aggregazione del pubblico, definizione di campagne pubblicitarie congiunte ed unitarie, modalità concertate e comuni di scelta artistica, contrattazione e calendarizzazione finalizzate alla costruzione progressiva di un sistema provinciale dell’innovazione teatrale. Un progetto che si alimenta della convinzione che – al fianco di un’offerta di alto valore (e rischio) culturale ampiamente sottostimata – esista una forte domanda, a carattere anche generazionale, inespressa per mancanza di occasioni che Sipari Uniti cerca, al contrario, di creare. I partners che hanno dato vita a Sipari Uniti sono Associazione Agorà (Carnago), Associazione Aleph (Jerago con Orago), Compagnia Teatrale Instabile Quick (Gallarate), Cooperativa Il Sorriso (Bisuschio), Eccentrici Dadarò (Caronno Pertusella), Filmstudio ’90 (Varese), Fondazione Culturale "1860 Gallarate Città" (Gallarate), Pandemonium Teatro (Bergamo), Progetto Zattera (Varese), Teatro Blu (Cadegliano Viconago), Teatro Fratello Sole (Busto Arsizio).

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I Edizione 2006
II Edizione 2007
III Edizione 2008
IV Edizione 2009

Un festival per il
Teatro Ragazzi

Ormai un decennio fa, in coincidenza con l’atto di nascita del coordinamento regionale per il Teatro Ragazzi e giovani Lombardo, il documento ufficiale di costituzione sottolineava la necessità di affermare l'idea che anche organizzare teatro ragazzi comporta professionalità e responsabilità e di favorire la collaborazione tra Enti Pubblici e Centri o Compagnie di progetto nella programmazione.  

Se questo vale in generale, vale a maggior ragione per il teatro ragazzi: l’unico settore del mondo del teatro nel quale il pubblico è sostanzialmente pubblico coatto, che non sceglie gli spettacoli cui assisterà. Sul piano organizzativo, questo comporta la necessità di una relazione costante con un pubblico intermedio - insegnanti, programmatori, assessori - che, a propria volta, si trova di fronte alla straordinaria responsabilità formativa di dover scegliere per gli altri. E’ necessaria una grande cautela, una buona conoscenza delle produzioni in circolazione, oltrepassando la fascinazione derivante dal dépliant ben presentato o, peggio, la tentazione di appiattirsi sulle certezze (da cui il proliferare, davvero oggi eccessivo, di Aladini, Cappuccetti Rossi e Lupi cattivi dalle spalle ormai un po’ polverose).  

Il teatro ragazzi e giovani è infatti, inevitabilmente ed essenzialmente, teatro di ricerca: perché non può prescindere da un’incessante interrogarsi sull’evoluzione dell’immaginario infantile ed adolescenziale, sulle mutazioni del linguaggio e delle tematiche e - al punto limite della riflessione - sul proprio stesso essere. Il teatro ragazzi muove dal rifiuto di considerare il mondo giovanile come un ulteriore segmento di mercato, assumendo al contrario a proprio fondamento la necessità della crescita attraverso il teatro, attraverso la  sua capacità di produrre o innescare cambiamenti, di attivare la fantasia. Da cui - sovente - la polemica contro la televisione, non in quanto tale ma in quanto strumento di utenza passiva, regno dell’esplicito e del previsto.  

Questo perché il senso del teatro sta nell’essere teatro recitato: con il suo portato di relazione con un pubblico che retroagisce con quanto accade “là sopra”, ne modifica anche profondamente la storia e gli eventi; con il suo senso di evocazione, implicito nella logica dello spazio scenico e radicalmente negli stessi mezzi di produzione: un’evocazione che richiede la partecipazione del pubblico, l’attenzione attiva alla “creazione” di eventi, oggetti e dinamiche invisibili ma presenti in scena, un invito all’immaginazione; teatro come prototipo dell’irriproducibilità tecnica, nel quale il rischio e la possibilità dell’innovazione sono costitutivi dell’azione scenica, ne costituiscono il sale; teatro come luogo della condivisione sociale, in una prospettiva di riscoperta di momenti dello “stare insieme”, del “capire insieme” e del “fare insieme” che paiono oggi aver perso sempre più terreno, sublimandosi nelle celebrazioni di massa dei mega-concerti o dello stadio.  

Per questo complesso di motivazioni è possibile sostenere che il teatro ragazzi assolve di fatto una funzione pubblica, ponendosi come portatore di fattori di crescita, di cultura, di civiltà configurandosi come momento essenziale della ricchezza formativa di cui il mondo dell’educazione deve essere portatore.  

Ma l’unica ragione per cui questa necessità - oltre le convinzioni autoreferenziali dei teatranti - può essere affermata obiettivamente va rintracciata in una visione più ampia, in una riflessione sulla qualità della vita e sul senso del parallelismo esistente tra sviluppo sociale e sviluppo culturale. Lo sviluppo sociale, nelle sue implicazioni economiche e tecnologiche, comporta, come è davanti agli occhi di tutti, la proliferazione multidimensionale dei bisogni, l’emergere di una domanda di ricchezza che non si ferma al dato materiale ma si estende all’intero dominio della cultura, dello svago, del tempo libero nei quali “l’individuo umano ricco è l’individuo bisognoso di una totalità di manifestazioni umane”. Nel contempo - è un dato ovvio che tuttavia pare riflettersi molto poco nei piani di spesa pubblica - lo sviluppo culturale porta con sé la possibilità di ulteriori sviluppi sociali, in una prospettiva evolutiva circolare che si autoalimenta.  

E se il teatro - in questa immagine multifunzionale di ambito partecipativo, educativo, culturale e di svago - rappresenta un momento essenziale della vita di un territorio e della sua ricchezza, allora certamente il lavoro teatrale può assolvere una funzione pubblica, purché condotto con rigore, professionalità, sensibilità nella programmazione, competenza. Un'attività che, lo mostra l'esperienza, non è più possibile ridurre alla "semplice" programmazione di rassegne: dalla classe docente giungono rilevanti e fondamentali appelli ad un dialogo costante, all'informazione, alla possibilità di uno scambio legato alla formazione teatrale; dalle famiglie emerge, con sempre maggior frequenza, una domanda di possibilità di svago, crescita, ricreazione e socializzazione per figli tendenzialmente "monadici", isolati nel gioco e nell'apprendimento, silenziosi, straordinariamente "tecnologici" ma votati ad una "navigazione" esclusivamente telematica in cui lo spazio del viaggio è sempre meno il mondo e sempre più la rete cibernetica; dai giovani, in forme a volte incomprensibili e "devianti", arrivano quotidianamente - spesso nella versione fuorviante del reportage giornalistico - segnali di un disagio profondo di natura sociale e culturale, che richiedono risposte strutturate.  

E' del tutto evidente che il teatro non è, né può essere, la panacea o l'antidoto di processi che paiono davvero investire l'intero dominio dello scambio e della vita sociale. Più modestamente, tuttavia, il teatro e le sue forme possono aspirare al piccolo ma insostituibile ruolo di veicolo di briciole di cultura, comunicazione e relazione capaci forse di innescare lievi, ma fondamentali, processi in controtendenza, tanto più in grado di sedimentare quanto più sono legati a progettualità strutturali e non eccezionali che pongono le giovani generazioni al centro delle prospettive di sviluppo della comunità.

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