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  Fondazione Culturale "1860 Gallarate Città"
Uffici:
Teatro del Popolo, Via Palestro 5
21013 GALLARATE VA
Tel. uffici: 0331.774700
Email: fondazione@comune.gallarate.it
P. IVA 02197830025


La Compagnia Stabile del Teatro del Popolo

Un fondamentale versante intorno al quale sono venuti articolandosi l’azione formativa e professionalizzante della Fondazione è stato – da subito -  la costituzione della Scuola del Teatro del Popolo. La scuola si pone l’obiettivo di educare i giovani al mestiere dell’attore, fornendo loro gli strumenti e le tecniche necessarie ad intraprendere un proprio percorso artistico di ricerca in ambito teatrale. Viene così proposto un iter di formazione e ricerca che possa condurre gli allievi diplomati alla produzione professionale di eventi teatrali d’innovazione.

All’origine della nascita della Scuola, peraltro, vi era un obiettivo dichiarato: il tentativo di costruire, per la città di Gallarate, un percorso che potesse condurre alla nascita (graduale e comunque successiva al terzo anno del primo corso) di una compagnia teatrale stabile che trovasse sede, momento di confronto con un proprio pubblico, luogo di scambio ed elaborazione di progetti di allestimento e una propria struttura organizzativa presso il Teatro del Popolo.

Una vera e propria sezione produttiva, che sviluppa autonomi percorsi di ricerca artistica sui contenuti, i linguaggi e le forme del teatro contemporaneo, alla ricerca di un teatro essenziale, basato sulla centralità dell’attore e sulle sue potenzialità espressive, attraverso i linguaggi della parola, della danza, della mimica, del gesto e del movimento. 

Già nel corso mese di giugno 2008, con la conclusione del terzo anno del I corso, si è venuto costituendo un primo significativo gruppo di giovanissimi attori che – sotto la guida di Sara Mignolli, direttrice della Scuola – rappresentano oggi il primo nucleo artistico della nuova compagnia.

Una compagnia professionalmente costituita, da allora, come sezione di attività della Fondazione Culturale “1860 Gallarate Città” e i cui attori sono regolarmente scritturati (iniziando dunque una loro prima carriera in campo teatrale) dalla Fondazione.

Le prime attività significative della compagnia si sono già svolte nell’autunno di quest’anno, con l’iniziativa
Il lungo viaggio dei libri parlanti (trentadue micro-spettacoli ispirati ai classici della Letteratura per l’infanzia e per gli adulti: programma inserito e finanziato dalla Regione Lombardia nell’ambito del progetto Oltre il Palcoscenico – 24 settembre/11 ottobre 2008) e con la serata Il Paese degli scrittori, organizzata dalla rivista on-line Varesenews nel quadro delle giornate di inaugurazione della nuova Sala Napoleonica di Ville Ponti, a Varese (21 ottobre 2008).

Ma il vero e più significativo battesimo della compagnia è avvenuto soprattutto con la produzione ed il debutto, nell'ambito dell'ultima edizione di
Via Paal, dello spettacolo Montedidio: tratto dallo splendido romanzo di Erri De Luca e rivolto agli studenti a partire dalle scuole medie e agli adulti, lo spettacolo ha riscosso notevoli consensi di pubblico e di critica, consentendo di programmare per la stagione 2009/2010 una tournée molto significativa.

La compagnia in colegamento con la scuola sviluppa, infine, un percorso di
attività laboratoriali rivolte alle scuole e agli adulti.



Alla compagnia stabile è affidato il compito di sviluppare e proporre al pubblico una poetica teatrale specifica e articolata, programmata annualmente dalla direzione artistica della Compagnia Stabile in accordo con la direzione della Fondazione Culturale, attraverso una produzione variabile annua di spettacoli, almeno uno dei quali rivolto al pubblico dei ragazzi, da proporre alle scuole materne, primarie e secondarie inferiori. Per le produzioni ci si avvale, a discrezione della direzione artistica della Compagnia stessa e in accordo con la direzione della Fondazione Culturale, degli allievi attori diplomati alla Scuola del Teatro del Popolo, di allievi studenti della medesima ed eventualmente di maestranze e professionalità artistiche esterne, che vengano invitate a contribuire in modo specifico alla realizzazione di specifici progetti.
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Montedidio
Il lungo viaggio dei libri parlanti
Tournée
Laboratori

TEATRO DEL POPOLO
Lo spazio del pensiero
e della pòlis

Alla sua quarta stagione, il Teatro del Popolo si viene sempre più caratterizzando – nella sua dimensione raccolta che favorisce il rischio della sperimentazione – come centro per l’innovazione teatrale della provincia di Varese. Un luogo che vuole – programmaticamente – sempre più aprirsi ad un pubblico non rituale, che si reca a teatro anche perché avverte il bisogno di esperienze culturali che creino inquietudini, lascino un segno, attivino emozioni, producano spazi per il pensiero. Una dimensione che dunque – nell’oltrepassare la consuetudine del teatro come intrattenimento fine a se stesso o ricerca esclusiva della risata e della spensieratezza – non può al contrario che divenire luogo di dibattito, occhio aperto sulla contemporaneità e sulle sue contraddizioni, vera e propria piazza per la riflessione di una comunità su di sé attraverso quel che accade in scena, attraverso la relazione con un’arte che si confronta col mondo.

E’ l’antica dimensione della
pòlis, che pare poter sopravvivere – in tempi di smemoratezza, indifferenza, crisi, chiusura – solo attraverso la ricostruzione di spazi protetti, in cui abbia luogo realmente un incontro, che nasce dalla convocazione (una vera e propria “chiamata”) dei cittadini a riunirsi, appunto, in un “con”. Ed il teatro acquista così – torna ad acquistare – la nobile dimensione comunitaria della catacomba: luogo di resistenza e testimonianza del pensiero, perché di questi tempi, forse, tanto basta. Forse avanza. Luogo che possa – debba – provare parlare a tutti.

Non c’è spettacolo, nella nostra stagione, che non si ispiri a quest’idea regolativa: se, con
Montedidio, proviamo a riflettere – insieme ad Erri De Luca – sull’utopia della crescita, con Lasciateci perdere per la strada le inquietudini dell’adolescenza divengono un’occasione per ragionare (divertendosi) sul complesso rapporto tra genitori e figli; se Libri da ardere del Teatro dell’Elfo (dall’omonimo testo di Amélie Nothomb) la resistenza del pensiero diviene tema programmatico, con Giungla il Teatro del Popolo si apre all’impietosa narrazione della barbarie dello sfruttamento dei minori. Un momento di straordinario teatro, poi, con l’Orson Welles di Beppe Battiston cede successivamente la parola al teatro giornalistico di Giulio Cavalli e Gianni Barbacetto che – con A cento passi dal Duomo – affrontano con grande rigore il tema della criminalità organizzata nel Nord Italia. Il ragionamento sulla scienza offerto da Il Labirinto viene seguito, il 9 aprile, dall’artista e dallo spettacolo che – più di ogni altro – hanno influenzato e segnato la storia del teatro di narrazione nel nostro paese: Marco Baliani che, muovendo da un racconto di Kleist, propone con Kohlhaas una straordinaria ed imperdibile riflessione sull’ingiustizia. La stagione si chiude, infine, con una splendida rilettura dell’Edoardo Secondo di Marlowe proposta da Luciano Colavero e con una degna celebrazione del 25 aprile attraverso la requisitoria contro la guerra offerta dal varesino Michele Bottini in La notte che il nulla inghiottì la terra: la narrazione della ritirata di Russia attraverso le pagine, tra gli altri, di Mario Rigoni Stern.