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Un festival per il Teatro Ragazzi
Ormai un decennio fa, in
coincidenza con l’atto di nascita del coordinamento regionale per il
Teatro Ragazzi e giovani Lombardo, il documento ufficiale di
costituzione sottolineava la necessità di
affermare
l'idea che anche organizzare teatro ragazzi comporta professionalità e
responsabilità e di favorire la collaborazione tra Enti Pubblici e
Centri o Compagnie di progetto nella programmazione.
Se questo vale in generale,
vale a maggior ragione per il teatro ragazzi: l’unico settore del mondo
del teatro nel quale
il pubblico è sostanzialmente pubblico coatto,
che non
sceglie gli
spettacoli cui assisterà. Sul piano organizzativo, questo comporta la
necessità di una relazione costante con un
pubblico
intermedio - insegnanti,
programmatori, assessori - che, a propria volta, si trova di fronte alla
straordinaria
responsabilità formativa
di dover
scegliere per gli altri.
E’ necessaria una grande
cautela, una
buona conoscenza delle produzioni in circolazione, oltrepassando la
fascinazione derivante dal dépliant ben presentato o, peggio, la
tentazione di appiattirsi sulle
certezze
(da cui il proliferare, davvero oggi eccessivo, di Aladini, Cappuccetti
Rossi e Lupi cattivi dalle spalle ormai un po’ polverose).
Il
teatro ragazzi e giovani è infatti, inevitabilmente ed
essenzialmente, teatro
di ricerca:
perché non può prescindere da un’incessante
interrogarsi sull’evoluzione
dell’immaginario infantile ed adolescenziale, sulle mutazioni del
linguaggio e delle tematiche e - al punto limite della riflessione - sul
proprio stesso essere. Il teatro
ragazzi muove dal rifiuto di considerare il mondo giovanile come un
ulteriore
segmento di mercato,
assumendo al contrario a proprio fondamento la
necessità
della crescita attraverso il teatro,
attraverso la
sua capacità di
produrre o
innescare cambiamenti, di
attivare
la fantasia. Da cui - sovente - la
polemica contro la televisione, non in quanto tale ma in quanto
strumento di utenza
passiva, regno
dell’esplicito
e del
previsto.
Questo perché il senso del
teatro sta nell’essere
teatro recitato: con il suo portato di
relazione con un pubblico che
retroagisce con quanto accade “là sopra”, ne modifica anche
profondamente la storia e gli eventi; con il suo senso di
evocazione,
implicito nella logica dello spazio scenico e radicalmente negli stessi
mezzi di produzione: un’evocazione che richiede la
partecipazione del pubblico,
l’attenzione attiva alla “creazione” di eventi, oggetti e dinamiche
invisibili ma presenti in scena, un
invito all’immaginazione;
teatro come prototipo
dell’irriproducibilità tecnica,
nel quale il
rischio
e la possibilità dell’innovazione sono costitutivi dell’azione scenica,
ne costituiscono il sale; teatro come
luogo
della condivisione sociale, in una
prospettiva di riscoperta di momenti dello “stare insieme”, del “capire
insieme” e del “fare insieme” che paiono oggi aver perso sempre più
terreno, sublimandosi nelle celebrazioni di massa dei mega-concerti o
dello stadio.
Per questo complesso di
motivazioni è possibile sostenere che il teatro ragazzi assolve di fatto
una
funzione pubblica, ponendosi come
portatore di fattori di crescita, di cultura, di civiltà configurandosi
come momento
essenziale
della ricchezza formativa di cui il mondo dell’educazione deve essere
portatore.
Ma l’unica ragione per cui
questa necessità - oltre le convinzioni autoreferenziali dei teatranti -
può essere affermata obiettivamente va rintracciata in una visione più
ampia, in una riflessione sulla qualità della vita e sul senso del
parallelismo esistente tra sviluppo sociale e sviluppo culturale. Lo
sviluppo sociale, nelle sue implicazioni economiche e tecnologiche,
comporta, come è davanti agli occhi di tutti, la proliferazione
multidimensionale dei bisogni, l’emergere di una domanda di
ricchezza
che non si ferma al dato materiale ma si estende all’intero dominio
della cultura, dello svago, del tempo libero nei quali “l’individuo
umano ricco è l’individuo bisognoso di una totalità di manifestazioni
umane”. Nel contempo - è un dato ovvio che tuttavia pare riflettersi
molto poco nei piani di spesa pubblica - lo sviluppo culturale porta con
sé la possibilità di ulteriori sviluppi sociali, in una prospettiva
evolutiva circolare che si autoalimenta.
E se il teatro - in questa
immagine multifunzionale di ambito partecipativo, educativo, culturale e
di svago - rappresenta un momento essenziale della vita di un territorio
e della sua
ricchezza,
allora certamente il lavoro teatrale
può
assolvere una
funzione pubblica,
purché condotto con rigore, professionalità, sensibilità nella
programmazione, competenza. Un'attività che, lo mostra l'esperienza, non
è più possibile ridurre alla "semplice" programmazione di rassegne:
dalla classe docente giungono rilevanti e fondamentali appelli ad un
dialogo costante, all'informazione, alla possibilità di uno scambio
legato alla formazione teatrale; dalle famiglie emerge, con sempre
maggior frequenza, una
domanda di
possibilità di svago, crescita, ricreazione e socializzazione per figli
tendenzialmente "monadici", isolati nel gioco e nell'apprendimento,
silenziosi, straordinariamente "tecnologici" ma votati ad una
"navigazione" esclusivamente telematica in cui lo spazio del viaggio è
sempre meno il mondo e sempre più la rete cibernetica; dai giovani, in
forme a volte incomprensibili e "devianti", arrivano quotidianamente -
spesso nella versione fuorviante del reportage giornalistico - segnali
di un disagio profondo di natura sociale e culturale, che richiedono
risposte strutturate.
E' del
tutto evidente che il teatro non è, né può essere, la panacea o
l'antidoto di processi che paiono davvero investire l'intero dominio
dello scambio e della vita sociale. Più modestamente, tuttavia, il
teatro e le sue forme possono aspirare al piccolo ma insostituibile
ruolo di veicolo di briciole di cultura, comunicazione e relazione
capaci forse di innescare lievi, ma fondamentali, processi in
controtendenza, tanto più in grado di sedimentare quanto più sono legati
a progettualità
strutturali e non eccezionali
che pongono le giovani generazioni al centro delle prospettive di
sviluppo della comunità.
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