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  Fondazione Culturale "1860 Gallarate Città"
Uffici:
Teatro del Popolo, Via Palestro 5
21013 GALLARATE VA
Tel. uffici: 0331.774700
Email: fondazione@comune.gallarate.it
P. IVA 02197830025


Teatro del Popolo - Affitto sale e spazi

Gli spazi del Teatro del Popolo si configurano come luogo ideale per l'organizzazione di spettacoli, convegni, conferenze. Ma anche eventualmente - perchè no? - cerimonie nuziali o feste di compleanno per bambini. La sala teatrale è caratterizzata da un ottimo palcoscenico attrezzato e da una capienza complessiva di 220 posti (182 platea e 19 per ciascuna galleria).

Per richiedere disponibilità e preventivi contattare Lucia Maroni
 tel. 0331 774700
maroni@fondazioneculturalegallarate.it

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TEATRO DEL POPOLO
Lo spazio del pensiero
e della pòlis

Alla sua quarta stagione, il Teatro del Popolo si viene sempre più caratterizzando – nella sua dimensione raccolta che favorisce il rischio della sperimentazione – come centro per l’innovazione teatrale della provincia di Varese. Un luogo che vuole – programmaticamente – sempre più aprirsi ad un pubblico non rituale, che si reca a teatro anche perché avverte il bisogno di esperienze culturali che creino inquietudini, lascino un segno, attivino emozioni, producano spazi per il pensiero. Una dimensione che dunque – nell’oltrepassare la consuetudine del teatro come intrattenimento fine a se stesso o ricerca esclusiva della risata e della spensieratezza – non può al contrario che divenire luogo di dibattito, occhio aperto sulla contemporaneità e sulle sue contraddizioni, vera e propria piazza per la riflessione di una comunità su di sé attraverso quel che accade in scena, attraverso la relazione con un’arte che si confronta col mondo.

E’ l’antica dimensione della
pòlis, che pare poter sopravvivere – in tempi di smemoratezza, indifferenza, crisi, chiusura – solo attraverso la ricostruzione di spazi protetti, in cui abbia luogo realmente un incontro, che nasce dalla convocazione (una vera e propria “chiamata”) dei cittadini a riunirsi, appunto, in un “con”. Ed il teatro acquista così – torna ad acquistare – la nobile dimensione comunitaria della catacomba: luogo di resistenza e testimonianza del pensiero, perché di questi tempi, forse, tanto basta. Forse avanza. Luogo che possa – debba – provare parlare a tutti.

Non c’è spettacolo, nella nostra stagione, che non si ispiri a quest’idea regolativa: se, con
Montedidio, proviamo a riflettere – insieme ad Erri De Luca – sull’utopia della crescita, con Lasciateci perdere per la strada le inquietudini dell’adolescenza divengono un’occasione per ragionare (divertendosi) sul complesso rapporto tra genitori e figli; se Libri da ardere del Teatro dell’Elfo (dall’omonimo testo di Amélie Nothomb) la resistenza del pensiero diviene tema programmatico, con Giungla il Teatro del Popolo si apre all’impietosa narrazione della barbarie dello sfruttamento dei minori. Un momento di straordinario teatro, poi, con l’Orson Welles di Beppe Battiston cede successivamente la parola al teatro giornalistico di Giulio Cavalli e Gianni Barbacetto che – con A cento passi dal Duomo – affrontano con grande rigore il tema della criminalità organizzata nel Nord Italia. Il ragionamento sulla scienza offerto da Il Labirinto viene seguito, il 9 aprile, dall’artista e dallo spettacolo che – più di ogni altro – hanno influenzato e segnato la storia del teatro di narrazione nel nostro paese: Marco Baliani che, muovendo da un racconto di Kleist, propone con Kohlhaas una straordinaria ed imperdibile riflessione sull’ingiustizia. La stagione si chiude, infine, con una splendida rilettura dell’Edoardo Secondo di Marlowe proposta da Luciano Colavero e con una degna celebrazione del 25 aprile attraverso la requisitoria contro la guerra offerta dal varesino Michele Bottini in La notte che il nulla inghiottì la terra: la narrazione della ritirata di Russia attraverso le pagine, tra gli altri, di Mario Rigoni Stern.