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  Fondazione Culturale "1860 Gallarate Città"
Uffici:
Teatro del Popolo, Via Palestro 5
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La Scuola del Teatro del Popolo


La Scuola del Teatro del Popolo in Sala Napoleonica a Villa Ponti
Le "Lettere al direttore" di Varesenews diventano spettacolo


La Scuola del Teatro del Popolo è il cuore delle attività formative della Fondazione Culturale “1860 Gallarate Città”. La scuola ha come  obiettivo l'educazione dei giovani al mestiere dell’attore, fornendo loro gli strumenti e le tecniche necessarie ad intraprendere un proprio percorso artistico di ricerca in ambito teatrale. Viene così proposto un iter di formazione che possa condurre gli allievi diplomati alla produzione professionale di eventi teatrali d’innovazione. La metodologia della scuola si basa sulla ricerca teatrale contemporanea, perché per ogni risposta trovata si apre sempre una nuova domanda.
I corsi sono rivolti ai giovani e agli adulti di età compresa tra i 18 e i 32 anni. Alla scuola sarà possibile accedere in seguito ad un colloquio di idoneità, nel quale verranno valutate le attitudini e le motivazioni del candidato. L’ammissione ai corsi comporta l’obbligo di frequenza alle lezioni e un vincolo alla prosecuzione degli studi fino alla conclusione del percorso formativo. La scuola avrà una durata di tre anni, strutturata in sei ore settimanali il primo anno, sette il secondo e nove ore settimanali al terzo anno.
Gli allievi saranno ben presto coinvolti nelle attività del Teatro del Popolo, letture, messe in scena, eventi pubblici, ecc... Accanto al corso di recitazione, che riguarda prevalentemente lo studio della voce (tecniche, dizione, fonetica, espressione vocale), del movimento (espressione corporea, danza contemporanea) e alcune basi fondamentali di teoria e storia del teatro, la Scuola del Teatro del Popolo organizza momenti di seminari e incontri di approfondimento su Mimo, Tecnica Vocale, Tecnica Teatrale, Teatro Danza aperti al pubblico e tenuti da professionisti nazionali e internazionali (Peter Schumann e il Bread&Puppet Theater, Michele Abbondanza, Antonio Pizzicato, Luciano Colavero, ecc…).
 
Questi momenti fungono, per gli allievi, da approfondimento e scambio di esperienze con chi segue metodologie differenti e opera già professionalmente nel settore. A questo scopo, durante l’anno gli alunni sono tenuti anche a vedere più di una decina di spettacoli programmati presso il Teatro del Popolo e il Teatro Condominio di Gallarate, al termine dei quali sarà possibile incontrare gli attori, i registi o i drammaturghi che vi hanno preso parte.
Gli allievi diplomati potranno entrare a far parte della Compagnia Teatrale Stabile che opera all’interno del Teatro del Popolo, sviluppando autonomi percorsi di ricerca artistica sui contenuti, i linguaggi e le forme del teatro contemporaneo. Siamo alla ricerca di un teatro che sia essenziale, basato sulla centralità dell’attore e sulle sue potenzialità espressive, attraverso i linguaggi della parola, della danza, della mimica, del gesto e del movimento.
Il piano di studi

 
1° ANNO

Lo strumento corpo - Lo strumento voce

·   Esercizi di respirazione, fonetica e articolazione
·  
Dizione
·  
Recitazione (esercizi di rilassamento, espressione corporea, ritmo, presenza scenica nello spazio)
·  
Analisi della Storia del Teatro (Testo di riferimento: “Storia del Teatro” di Oscar G. Brockett)
·  
Saggi di metà e di fine anno

Obiettivo Finale: Ri-scoperta del proprio potenziale espressivo, coscienza del proprio corpo e della propria voce, capacità di rapportarsi per la prima volta ad un pubblico.

Al termine del primo anno avrà luogo una prova di valutazione finale che, una volta superata consentirà il passaggio al secondo anno.

ORGANIZZAZIONE

I colloqui di ammissione al primo anno avranno luogo nel mese di settembre.
Numero di allievi: da un minimo di 10 ad un massimo di 15. 

ORE DI LEZIONE: 6 ore settimanali (24 ore mensili) da ottobre a giugno.

Le lezioni verranno così ripartite:

4 ore di  recitazione settimanali
2 ore di canto/danza settimanali


2° ANNO

Il Luogo

·   Approfondimento delle tematiche del primo anno
·  
Lavoro sullo spazio e sulla creazione del personaggio (metodologia di Stanislavskij e Grotowski)
·  
Canto
·  
Analisi della Storia del Teatro (testo di riferimento: “Il punto in movimento” di Peter Brook)
·  
Saggi di metà e di fine anno

Obiettivo Finale: acquisizione delle tecniche di base dell’arte dell’attore.

Al termine del secondo anno avrà luogo una prova di valutazione finale che, una volta superata consentirà il passaggio al terzo anno.

ORGANIZZAZIONE

ORE DI LEZIONE: 7 ore settimanali (28 ore mensili) da ottobre a giugno.

Le lezioni verranno così ripartite:

5 ore di  recitazione settimanali
2 ore di canto/danza settimanali


3° ANNO

La Scena

·     Studio del testo e approfondimento sul personaggio
·  
  Tecniche di recitazione
·  
  Danza
·  
  Canto
·  
  Analisi della Storia del Teatro (approfondimento autori e opere)
·  
  Saggio di metà anno
·  
  Spettacolo di fine anno

Obiettivo finale: formazioni di attori professionisti e operatori teatrali, che avranno la possibilità di partecipare agli eventi organizzati dalla Compagnia Teatrale Stabile del Teatro del Popolo di Gallarate e da altre strutture pubbliche e private del territorio.

ORGANIZZAZIONE

ORE DI LEZIONE: 9 ore settimanali (36 ore mensili) da ottobre a giugno.

Le lezioni verranno così ripartite:

6 ore di  recitazione settimanali
3 ore di canto/danza settimanali

 
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TEATRO DEL POPOLO
Lo spazio del pensiero
e della pòlis

Alla sua quarta stagione, il Teatro del Popolo si viene sempre più caratterizzando – nella sua dimensione raccolta che favorisce il rischio della sperimentazione – come centro per l’innovazione teatrale della provincia di Varese. Un luogo che vuole – programmaticamente – sempre più aprirsi ad un pubblico non rituale, che si reca a teatro anche perché avverte il bisogno di esperienze culturali che creino inquietudini, lascino un segno, attivino emozioni, producano spazi per il pensiero. Una dimensione che dunque – nell’oltrepassare la consuetudine del teatro come intrattenimento fine a se stesso o ricerca esclusiva della risata e della spensieratezza – non può al contrario che divenire luogo di dibattito, occhio aperto sulla contemporaneità e sulle sue contraddizioni, vera e propria piazza per la riflessione di una comunità su di sé attraverso quel che accade in scena, attraverso la relazione con un’arte che si confronta col mondo.

E’ l’antica dimensione della
pòlis, che pare poter sopravvivere – in tempi di smemoratezza, indifferenza, crisi, chiusura – solo attraverso la ricostruzione di spazi protetti, in cui abbia luogo realmente un incontro, che nasce dalla convocazione (una vera e propria “chiamata”) dei cittadini a riunirsi, appunto, in un “con”. Ed il teatro acquista così – torna ad acquistare – la nobile dimensione comunitaria della catacomba: luogo di resistenza e testimonianza del pensiero, perché di questi tempi, forse, tanto basta. Forse avanza. Luogo che possa – debba – provare parlare a tutti.

Non c’è spettacolo, nella nostra stagione, che non si ispiri a quest’idea regolativa: se, con
Montedidio, proviamo a riflettere – insieme ad Erri De Luca – sull’utopia della crescita, con Lasciateci perdere per la strada le inquietudini dell’adolescenza divengono un’occasione per ragionare (divertendosi) sul complesso rapporto tra genitori e figli; se Libri da ardere del Teatro dell’Elfo (dall’omonimo testo di Amélie Nothomb) la resistenza del pensiero diviene tema programmatico, con Giungla il Teatro del Popolo si apre all’impietosa narrazione della barbarie dello sfruttamento dei minori. Un momento di straordinario teatro, poi, con l’Orson Welles di Beppe Battiston cede successivamente la parola al teatro giornalistico di Giulio Cavalli e Gianni Barbacetto che – con A cento passi dal Duomo – affrontano con grande rigore il tema della criminalità organizzata nel Nord Italia. Il ragionamento sulla scienza offerto da Il Labirinto viene seguito, il 9 aprile, dall’artista e dallo spettacolo che – più di ogni altro – hanno influenzato e segnato la storia del teatro di narrazione nel nostro paese: Marco Baliani che, muovendo da un racconto di Kleist, propone con Kohlhaas una straordinaria ed imperdibile riflessione sull’ingiustizia. La stagione si chiude, infine, con una splendida rilettura dell’Edoardo Secondo di Marlowe proposta da Luciano Colavero e con una degna celebrazione del 25 aprile attraverso la requisitoria contro la guerra offerta dal varesino Michele Bottini in La notte che il nulla inghiottì la terra: la narrazione della ritirata di Russia attraverso le pagine, tra gli altri, di Mario Rigoni Stern.